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Io non mi sento italiano

15.04.2008 - Così cantava Giorgio Gaber, una canzone che da stamattina mi rimbalza in testa, quasi avesse la pretesa d’essere qualcosa più d’un ritornello.

Io non mi sento italianoIo non mi sento italiano è l’ultimo album di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, la canzone da cui prende il titolo mi rimbalza in testa da stamattina, e non posso fare a meno di canticchiarla: “Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia” e ancora “Mi scusi Presidente se arrivo all'impudenza di dire che non sento alcuna appartenenza. E tranne Garibaldi e altri eroi gloriosi non vedo alcun motivo per essere orgogliosi. Mi scusi Presidente ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo. Da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti ci vuole fantasia”. E’ solo una canzone naturalmente, e l’arte si sa che non rispecchia certo la realtà. Qualsiasi italiano infatti, anche preso a bruciapelo saprebbe dare una definizione di Patria, o perlomeno se anche non fosse in grado di esprimerla a parole sono sicuro che ne conosce il significato più intimo, che ha in sé il senso di appartenenza alla collettività, al Belpaese. Le canzoni del resto non vanno certo prese sul serio, anche perché, se così fosse, dovremmo credere che 3 milioni di italiani sogna di bruciare il tricolore, sarebbe assurdo, no? Oscar Wilde disse “l’arte è tutta inutile”, tutta, quindi anche la politica che, come possiamo leggere su vocabolari ed enciclopedie, viene definita l’arte di governare società e uomini, e difatti 8 milioni di italiani, che evidentemente la pensano allo stesso modo, non sono andati a votare. L’arte della politica italiana si chiama democrazia e, se credessimo alla verità dell’arte, potremmo farcela spiegare proprio dalla coppia Gaber-Luporini, che in un monologo del 1996 ("La democrazia" da Un'idiozia conquistata a fatica) la descrivono così:

 

Sul vocabolario c'è scritto che "democrazia" significa "potere al popolo". Sì, ma in che senso potere al popolo? Come si fa? Questo sul vocabolario non c 'è scritto.
Però si sa che dal 1945, dopo il famoso ventennio, il popolo italiano ha acquistato finalmente il diritto al voto. È nata così la "Democrazia rappresentativa" che dopo alcune geniali modifiche fa sì che tu deleghi un partito che sceglie una coalizione che sceglie un candidato che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni, e che se lo incontri ti dice giustamente: "Lei non sa chi sono io!".

 

Ma noi sappiamo che l’arte è finzione, come la politica del resto con tutte le sue voci di corridoio, pensate ad esempio che tra queste voci c’è chi sostiene addirittura che tra gli eletti in parlamento ci saranno condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio. Un centinaio dicono, ma sono solo voci, fanno parte della farsa, circolavano già prima delle elezioni, li collocavano proprio tra i partiti che hanno preso più voti. Se la politica fosse presa sul serio vorrebbe dire che gli italiani, credendo a quelle voci, hanno votato quei partiti perchè in quei personaggi si identificano, e da loro si sentono degnamente rappresentati.

 

Fortuna che la realtà è ben diversa, e nulla ha a che fare con la politica e con le canzoni, e allora anch’io posso cantare liberamente e dare sfogo a quel conato d’insofferenza che mi sale dallo stomaco, e che oggi non riesco proprio a trattenere: “io non mi sento italiano ma per fortuna o purtroppo lo sono”.

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