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Stefano Rosso: un saluto all'Urtimo Romano

17.09.2008 - Caro Stefano, non ti dirò addio, perchè malgrado quello che dicono penne e lingue ipocrite di giornali e televisioni, oggi sei più vivo che mai...

Caro Stefano, non ti dirò addio, perchè malgrado quello che dicono penne e lingue ipocrite di giornali e televisioni, oggi sei più vivo che mai, e lo dimostrano tutti i pensieri che da stamattina stanno arrivando sul tuo sito. Hanno provato a nasconderti prima e vorrebbero farti sparire ora, ma non ce l'hanno fatta e non ce la faranno. Hai vinto e vincerai ancora tu, con la tua ironia e il tuo sarcasmo, con la tua libertà, con la poesia delle tue note e delle tue parole. La tua musica e le tue canzoni continueranno ad accompagnarmi. La tua voce continuerà a ricordarmi, ogni volta che me ne dimenticherò, che non sono poi così solo. E anche se (per ora) sei riuscito a sfuggire a quella chiacchierata-intervista, voglio comunque ringraziarti per l'infinita pazienza con cui mi hai sempre risposto al telefono, per la disponibilità e la gentilezza di quell'invito a pranzo, per la pizza di quella sera che ora ha tutt'altro sapore, e per quel concerto che, nonostante tutto, hai voluto fortissimamente finire, e non ancora pago, pur non reggendoti in piedi, ti sei fermato a ricambiare il saluto di chi ha aspettato, fino alla fine, per una stretta di mano e un grazie. Quella sera ho avuto l'impressione di incontrare un uomo che mi è sembrato incarnare tutto quello che ha scritto, sincero e onesto. Uno vero come le sue canzoni. Ed è a quell'uomo che sto scrivendo, per dirgli che ho ancora in tasca le domande da fargli e, nello zaino, mi è rimasta una bottiglia di vino da condividere. Nel frattempo questo è il mio saluto all'Urtimo Romano.

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